390 quintali di mais per ettaro: ecco come David Hula, agricoltore americano, nel 2023 è riuscito a raggiungere questa incredibile produzione, battendo il precedente record del mondo (che tra l’altro era già suo).

 

Prima di parlare di David e della sua produzione record però occorre aprire una piccola parentesi di carattere agronomico, ovvero è necessario sapere il significato di produzione potenziale, produzione raggiungibile e produzione reale.

 

La produzione potenziale è la produzione che una determinata coltura può raggiungere in un determinato areale senza fattori limitanti e dipende:

  • dalla CO2 atmosferica;
  • dalla quantità di radiazione solare che arriva in quell’areale;
  • dalla temperatura;
  • dalle caratteristiche della coltura, tra cui la genetica.

Si tratta quindi della massima produzione di una determinata coltura in un determinato areale.

 

La produzione raggiungibile invece è la produzione potenziale limitata dalla disponibilità idrica e di nutrienti, condizioni che negli ecosistemi agrari possono verificarsi e la bravura dell’agricoltore sta proprio del fornire la giusta quantità di acqua e nutrienti per avvicinare il più possibile la produzione raggiungibile a quella potenziale.

 

La produzione reale è invece la produzione che l’agricoltore ottiene considerando anche fattori riducenti come erbe infestanti, funghi patogeni e insetti fitofagi. L’obiettivo dell’agricoltore è quindi avvicinare il più possibile la produzione reale a quella raggiungibile e a quella potenziale.

 

 

Facciamo un rapido esempio per capire meglio.

 

Una coltura in base a dove si trova e alle condizioni dell’areale ha una produzione potenziale massima, oltre la quale non può spingersi. Siamo tutti d’accordo che un ipotetico ettaro di mais in Italia non può avere la stessa produzione dello stesso ipotetico ettaro di mais in Olanda: il clima è diverso, la radiazione solare è diversa, e così via…

 

Se a questa produzione potenziale massima togliamo eventuale stress idrico o nutrizionale arriviamo alla produzione raggiungibile, se togliamo ancora i disturbi da malerbe, insetti e funghi patogeni arriviamo a quella reale.

 

Lo scopo dell’agricoltore è limitare al massimo tutti i fattori limitanti per avvicinarsi il più possibile alla produzione potenziale massima.

 

Tutto questo per dire che l’areale di coltivazione e la genetica della coltura svolgono un ruolo fondamentale, ed è anche grazie a questo che David Hula è riuscito a realizzare il suo record.

 

 

L’azienda di David si trova in Virginia, negli stati uniti e si chiama Renwood Farm. L’azienda si affaccia sulla parte terminale del fiume James, che pochi chilometri più avanti sfocia dell’Oceano atlantico. Dal 1987 David prepara i suoi campi utilizzando tecniche di agricoltura conservativa e rigenerativa come la minima lavorazione e la lavorazione a bande (o strip tillage) e questo secondo lui ha contribuito ad un aumento generale della fertilità dei suoi terreni. Le lavorazioni conservative, infatti, portano via via ad un aumento della sostanza organica del terreno, migliorando la struttura, aumentando la porosità e diminuendo i ristagni idrici.

 

Per avere una resa così alta serve un elevato investimento iniziale: David ha ottenuto il record con una densità di semina pari a 12 piante per metro quadro seminate con un interfila di 75 centimetri.

 

Un altro fattore importante è l’ibrido di partenza che dev’essere in grado di garantire un’elevata produzione potenziale. David ha utilizzato un ibrido Pioneer chiamato P14830VYHR, con un ciclo di 114 giorni. Si tratta di un ibrido OGM resistente a diversi erbicidi e anche alla piralide. Questo sicuramente ha aiutato sia nel controllo delle infestanti che nel controllo della piralide stessa, che in Italia può creare un sacco di problemi minacciando la resa sia in termini di quantità che di qualità. Dalle ferite provocate dalla piralide, infatti, possono entrare funghi patogeni che talvolta possono portare alla formazione di micotossine. E ricordiamo che un mais che supera una certa soglia di micotossine è invendibile.

 

Discorso irrigazione, il mais è stato irrigato a manichetta, quindi un metodo estremamente efficiente dal punto di vista del consumo idrico. L’acqua per irrigare i campi viene presa direttamente dal fiume James, quindi sempre presente e sempre abbondante. Inoltre, nel campo erano presenti dei sensori per il monitoraggio dell’umidità del terreno per capire quando la pianta aveva bisogno di acqua e fornirla tempestivamente evitando lo stress idrico.

 

Veniamo ora alle concimazioni:

  • 640 kg di azoto per ettaro;
  • 173 kg/ha di fosforo;
  • 536 kg/ha di potassio;
  • 90 kg/ha di zolfo;
  • 14 kg/ha di boro.

E come se non bastasse David ha anche utilizzato diversi biostimolanti per dare una marcia in più alla coltura e migliorare anche tutti i meccanismi di assorbimento delle sostanze nutritive.

 

Nel complesso David ha coltivato 5 ettari in questo modo e la resa record di 390 kg/ha è stata calcolato trebbiando tutti e 5 gli ettari e dividendo la resa finale per 5, facendo così una media per ettaro. Per quanto riguarda l’umidità di raccolta questa si aggirava intorno al 22-25%. Per la trebbiatura è stata utilizzata una John Deere S770.